L'Italia è una repubblica parlamentare e conta una popolazione di circa 59 milioni di abitanti. La capitale è Roma e confina con Francia, Svizzera, Austria e Slovenia. La sua superficie è pari a 302.068 km². Gli Stati della Città del Vaticano e di San Marino sono enclavi della Repubblica, mentre Campione d'Italia è un'exclave della Repubblica Italiana e un'enclave della Confederazione Svizzera. L'italiano è la lingua ufficiale. Le minoranze linguistiche storiche presenti in Italia ufficialmente riconosciute e tutelate sono quelle delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate, e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l'occitano e il sardo.
01.01.050 carta intercalata - marca "TIBUR" - scritte fronte "CARTA IGIENICA INTERCALATA TIBUR " - lato "PACCHETTO TIBUR INTERCALATO" - periodo: fascista (dal 1922 al 1943)
La grafica del pacchetto adotta un font spigoloso, geometrico, con lettere irregolari e spezzate: è un tratto tipico dell’estetica futurista e del razionalismo italiano, molto diffusi nel periodo fascista - l’uso di “V” al posto della “U” in “TIBVR” richiama il latino epigrafico — stile fortemente promosso dal regime, che vedeva nell’antica Roma un modello da esaltare. Lo zigzag grafico richiama forme dinamiche, altro elemento ispirato al futurismo italiano, movimento che influenzò profondamente la grafica negli anni ’20 e ’30. Non ci sono riferimenti legali o normativi sulla confezione (codice fiscale, partiva iva, ecc.), il che fa pensare a un periodo anteriore al secondo dopoguerra, quando queste diciture divennero obbligatorie. Il nome “TIBUR” ha una fortissima connotazione storico-identitaria: Tibur è l’antico nome latino della città di Tivoli.
Vellutina (rotolo)
01.01.070 carta Vellutina prodotta dalla cartiera di Ormea S.p.A a Genova . scritte: 500 fogli garantiti - marchio depositato - carta igienica di qualità superiore - finissima - resistente rotolo da 500 strappi - Periodo: dopo il 1955
Il documento ufficiale in foto mostra: Data di deposito del marchio: 8 luglio 1955 - Registrazione confermata: 23 marzo 1956 - Titolare: Cartiera di Ormea S.p.A., Genova, Via XX Settembre. Questo stabilisce con certezza che il nome commerciale “Vellutina” come marchio registrato esiste solo dal 1955 in poi. I francobolli presenti sono marche da bollo usate per: "TASSA DI BOLLO SCAMBI COMMERCIALI" - "MARCA DA BOLLO". Questi francobolli (in particolare quelli con il ritratto di Vittorio Emanuele III) sono autentici bolli fiscali usati in Italia dal 1920 fino a circa il 1945–46, quando furono gradualmente sostituiti con altri design. Un timbro visibile (parziale ma leggibile) riporta effettivamente la data "1935", coerente con i francobolli. Ipotesi più plausibile: il rotolo è stato prodotto dopo il 1955, ma la Cartiera di Ormea ha riutilizzato francobolli autentici d’epoca (anni '30) come elemento decorativo o promozionale vintage. Non erano più validi legalmente, ma servivano come "ornamento nostalgico" o richiamo simbolico alla qualità “storica”. Questa pratica non era comune, ma alcune ditte artigianali utilizzavano oggetti filatelici veri per impreziosire i loro prodotti, o anche solo come segno distintivo. Esempi storici di uso filatelico decorativo nel packaging: anni ’50–’70: alcune aziende artigianali, in particolare nel Nord Italia, usarono francobolli veri e annullati su: scatole di dolciumi (soprattutto artigianato piemontese e ligure), cartotecnica di lusso (come scatole per sigari, prodotti da regalo), etichette per cartoleria (buste, quaderni con francobolli “di recupero”). Questo era un modo per conferire prestigio, richiamo vintage e artigianalità, con un impatto visivo e affettivo forte: richiamava viaggi, storia, comunicazione epistolare… molto romantico. Alcune aziende lo facevano anche per riutilizzare stock di francobolli ormai fuori corso: in pratica, un “riciclo elegante”.
La Cartiera di Ormea S.p.A. nasce come cartiera situata a Ormea, piccola città industriale in provincia di Cuneo (Piemonte), storicamente nota per la produzione di carta da sigarette e carta sottile fino a tutto il Novecento. Tuttavia, quando la società si è trasformata in S.p.A. (29 ottobre 1949), ha trasferito la sua sede legale a Genova, in via XX Settembre 28/6 Ciò non significa aver spostato la produzione, ma solo la sede amministrativa. La Cartiera era piemontese di origine, ma aveva sede legale a Genova — una struttura non rara per aziende che cercavano centralità amministrativa e accesso ai servizi bancari o assicurativi.
Vellutina (intercalata)
01.01.075 carta Vellutina prodotta dalla cartiera di Ormea - 250 fogli garantiti - carta igienica superiore vellutata resistentissima - periodo: fine anni '50 primi anni '60. Il brevetto di questa carta è stato depositato l'8 luglio 1955
Vellutina (intercalata) per "Standa"
01.01.080 carta Vellutina prodotta dalla cartiera di Ormea- 250 fogli garantiti - carta igienica di qualità superiore finissima - vellutata resistente - CONFEZIONE SPECIALE PER I MAGAZZINI STANDA - periodo: fine anni '50 primissimi anni '60 (prima del 1963) - il brevetto "Vellutina" è stato depositato l'8 luglio 1955.
Questa confezione di carta igienica prodotta dalla Cartiera di Ormea S.p.A. e realizzata “in esclusiva” per i Magazzini Standa, rappresenta un raro esempio di prodotto da bagno dell’Italia del dopoguerra. L’incarto, semplice e pulito, utilizza una grafica blu su fondo avana, tipica ’50: cornice tratteggiata, caratteri eleganti e la parola Vellutina in corsivo ampio, pensata per evocare morbidezza e qualità. Le diciture “Finissima – Resistente” e “Fogli garantiti” richiamano un’epoca in cui la carta igienica era ancora venduta principalmente in pacchetti di fogli singoli, spesso commissionati dai grandi magazzini per fidelizzare i clienti. L’indicazione “Confezione speciale per i Magazzini Standa” sottolinea il ruolo crescente della catena come distributore moderno. Ben conservato nonostante l’età, il pacchetto testimonia la nascita del prodotto a marchio nella grande distribuzione italiana e rappresenta un pezzo significativo della storia quotidiana del consumo.
Standa nasce nel 1931 dall’intuizione dell’imprenditore Franco Marinotti, che decide di trasformare la storica azienda tessile Stabilimenti Andriolo in una moderna catena di grandi magazzini. Da questa origine deriva il nome: STAnda ANdriolo, poi semplificato in Standa. L’idea era innovativa per l’Italia dell’epoca: offrire ai clienti un luogo dove trovare abbigliamento, biancheria, articoli per la casa e piccoli prodotti quotidiani a prezzi contenuti e facilmente confrontabili. Il primo negozio viene aperto a Milano, seguito rapidamente da nuove sedi in varie città del Nord. Già negli anni ’30 Standa introduce un modello organizzativo più razionale rispetto alle botteghe tradizionali, con reparti chiari, esposizione ordinata e un’attenzione costante alla convenienza. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, nel clima del boom economico, la catena conosce la sua fase di massima espansione: tra anni ’50 e ’60 Standa diventa un simbolo del consumo moderno. I negozi, spesso su più piani, attirano famiglie e nuovi ceti urbani alla ricerca di prodotti affidabili e accessibili. Negli anni ’70 e ’80 la rete si consolida: Standa apre anche reparti alimentari, anticipando il modello del supermercato integrato, e investe moltissimo nel marchio privato. Il suo nome entra nel linguaggio quotidiano: un luogo familiare, “di tutti i giorni”, che accompagna l’Italia del benessere diffuso. A partire dagli anni ’90 però la concorrenza dei nuovi ipermercati e delle catene straniere mette sotto pressione il modello Standa. Dopo difficoltà finanziarie sempre più gravi, la società viene acquisita dal gruppo Fininvest, che ne ridisegna la struttura ma non riesce a fermarne il declino. Tra fine anni ’90 e primi Duemila i punti vendita vengono progressivamente ceduti o riconvertiti, e il marchio scompare dal panorama commerciale italiano. Nonostante ciò, Standa resta una presenza iconica nella memoria collettiva: un simbolo di un’Italia che scopriva il consumo moderno, l’ordine dei grandi magazzini e i primi prodotti a marchio della distribuzione.
UPIM
01.01.090 questo raro incarto di carta igienica a fogli singoli rappresenta un esempio prezioso di prodotto a marchio UPIM nella sua fase storica. La confezione, decorata con una grafica vivace a cavalli stilizzati in rosso e giallo, riflette pienamente l’estetica italiana degli anni ’50: colori piatti, illustrazioni semplici e un forte gusto modernista. Il logo “upim” in corsivo inclinato, con la caratteristica sottolineatura a forma di fulmine, identifica il periodo pre-1967 (molto probabilmente fra il 1955 e il 1965), quando la catena utilizzava ancora il suo marchio originario legato al concetto di “Unico Prezzo Italiano Milano”. Il formato a fogli singoli piegati colloca il prodotto in un’epoca precedente alla diffusione dei rotoli moderni, mentre il timbro “0,60” sul retro suggerisce un tipico prezzo al dettaglio di quegli anni. Integro e ben conservato, il pacchetto costituisce una testimonianza rara dei grandi magazzini popolari italiani del dopoguerra e del modo in cui la distribuzione organizzata curava anche i prodotti più semplici della vita quotidiana.
UPIM è stato fondato in Italia nel 1928, con la formalizzazione della società il 9 maggio di quell’anno, a seguito di un esperimento iniziale a Milano nell’autunno del 1927. Il nome “UPIM” deriva da Unico Prezzo Italia Milano. In origine la sigla era “UPI” (Unico Prezzo Italiano) ma per distinguerla da un’omonima agenzia di pubblicità già esistente, venne aggiunta la “M” che indicava “Milano”. Il concetto chiave era quello del “prezzo unico” o comunque di prezzo molto accessibile: l’idea era proporre nei grandi magazzini vari articoli - abbigliamento, casa, accessori – venduti a prezzi molto stabili e semplici. Il primo negozio fu aperto a Verona, in via Pellicciai, il 21 ottobre 1928, con una superficie di circa 250 m² e un assortimento di oggetti vario (abbigliamento, merceria, giocattoli, dolciumi) con prezzi all’epoca compresi fra 1 e 4 lire. Il grande magazzino portava nel nome una caratteristica tipica dei negozi dell’epoca: l’«unico prezzo in mostra». Per evitare, infatti, che mendicanti e ladri entrassero nei locali con la scusa di ripararsi e rubassero qualcosa, si pagava all’entrata. Tutti gli oggetti in mostra avevano uno stesso prezzo (di norma 1-2-3-4 lire), così chi voleva comprare un oggetto prendeva un biglietto da 1 lira, chi ne voleva due dava 2 lire e così via, mostrando poi i biglietti con la merce all’uscita. Nei decenni successivi UPIM crebbe rapidamente: già alla fine degli anni ’30 contava numerosi punti vendita in Italia (e anche in colonie italiane, come Asmara e Tripoli) prima della guerra. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la ricostruzione e il boom economico, l’espansione continuò: nel 1969 UPIM, insieme al gruppo La Rinascente, venne acquisita da IFI (famiglia Agnelli) tramite l’ingresso del gruppo guidato da La Rinascente. Nel 1997 (assieme a La Rinascente) entrò nel gruppo Auchan/FIAT Estates. Nel gennaio 2010 UPIM viene acquisita dal gruppo Coin S.p.A., che ne assume la proprietà separandola da La Rinascente. Attualmente (nel 2025) UPIM fa parte del gruppo di OVS (del gruppo Coin). UPIM ha avuto un forte radicamento nelle abitudini di acquisto degli italiani: è citata ad esempio nel brano del 1975 di Claudio Baglioni «Poster» con le parole “due donne stan parlando con le braccia piene di sacchetti dell’UPIM”.
Primo UPIM a Verona nel 1928
La storia grafica del logo UPIM riflette l’evoluzione dell’azienda e del suo posizionamento
Inizialmente (dal 1928 fino circa al 1967) il logo era scritto in corsivo fortemente inclinato verso destra, tracciato a mano, con aste appuntite e una sottolineatura diagonale a forma di fulmine. È il logo più iconico dell’era “prezzo unico”, usato su insegne, volantini, prodotti a marchio (come il pacchetto di carta igienica), identificativo dell’UPIM dei grandi magazzini popolari. Dal 1967 al 1996 si passò al logo modernista di Tomás Maldonado: scritta upim in minuscolo, carattere geometrico molto pulito, proporzioni equilibrate. Un design razionalista, coerente con la grafica modernista milanese, rimasto in uso quasi trent’anni. Nel 1996-2003 ancora una versione “upim” ma con caratteri più compatti, pensato per una visibilità più forte sulle nuove insegne. Dal 2003 al 2008 un logo in maiuscoletto “UPIM”: forte, più “corporate”. Nel 2008-2010 si torna al minuscolo “upim”, più snello. Dal 2010 fino ad oggi la grafica è ulteriormente semplificata (designer: Studio FM Milano), con carattere pulito e presentazione moderna. Questa evoluzione segnala il cambiamento del brand: da “magazzino a prezzo unico” degli anni ’20-’30, a retailer moderno per famiglie nel ventunesimo secolo.
NAVE
01.01.100 Il rotolo riporta in grande le scritte NAVE e CARTA IGIENICA - periodo: anni '60 ? - Interpretazioni possibili.
1) Marchio o nome commerciale: è probabile che "NAVE" fosse il nome del marchio o di una linea di prodotto. Negli anni ’50-’70 era comune usare nomi evocativi, semplici e ad effetto per prodotti di uso quotidiano (come “Aquila”, “Velo”, “Stella”, ecc.). La nave, simbolo di forza, igiene e viaggi, poteva suggerire un'idea di pulizia “profonda” o “moderna”.
2) Uso in ambito navale (ipotesi meno probabile ma interessante): se il rotolo fosse stato destinato originariamente a rifornire navi passeggeri o militari, il nome potrebbe indicare la destinazione d’uso. Tuttavia, in quel caso ci si aspetterebbe un’indicazione esplicita come "per uso navale" o "marina militare".
Sulla fascetta visibile non compare nessun nome di produttore, indirizzo, logo o riferimento industriale. Questo può significare: produzione economica/generica: si trattava di carta igienica “da battaglia”, prodotta in grandi quantità senza valorizzare il marchio, forse per uso istituzionale o all’ingrosso oppure una produzione locale o artigianale: stampata da piccole cartiere regionali che non investivano in branding.
ANCORA
01.01.110 - Il rotolo riporta in grande le scritte ANCORA e CARTA IGIENICA PER TOELETTA - periodo: anni '60 ? - Interpretazioni possibili.
1) Marchio o nome commerciale: è probabile che "ANCORA" fosse il nome del marchio o di una linea di prodotto. Negli anni ’50-’70 era comune usare nomi evocativi, semplici e ad effetto per prodotti di uso quotidiano (come “Aquila”, “Velo”, “Stella”, ecc.).
2) Uso in ambito navale (ipotesi meno probabile ma interessante): se il rotolo fosse stato destinato originariamente a rifornire navi passeggeri o militari, il nome potrebbe indicare la destinazione d’uso. Tuttavia, in quel caso ci si aspetterebbe un’indicazione esplicita come "per uso navale" o "marina militare".
Sulla fascetta visibile non compare nessun nome di produttore, indirizzo, logo o riferimento industriale. Questo può significare: produzione economica/generica: si trattava di carta igienica “da battaglia”, prodotta in grandi quantità senza valorizzare il marchio, forse per uso istituzionale o all’ingrosso oppure una produzione locale o artigianale: stampata da piccole cartiere regionali che non investivano in branding.
Scott
01.01.170 rotolo rosa in carta crespa ruvida + confezione in plastica Scott - prodotto dalla Scott S.p.A di Torino su licenza della Scott Paper Company - periodo dopo il 1980 (probabile fine anni '80) - scritte: "Solo lire 980 - più conveniente - mille strappi".
La Scott S.p.A. è stata la filiale italiana della storica multinazionale americana Scott Paper Company, fondata nel 1879 a Filadelfia e considerata una pioniera nel settore dei prodotti in carta per l’igiene personale e domestica. Presente in Italia a partire dagli anni ’60, Scott ha introdotto sul mercato italiano prodotti innovativi per l’epoca, come la carta igienica in rotoli morbida e resistente, i fazzoletti di carta e gli asciugatutto da cucina.
La sede produttiva italiana della Scott era responsabile sia della produzione diretta, sia della distribuzione su licenza di articoli progettati in base agli standard qualitativi della casa madre americana. Il marchio si è distinto per una comunicazione pubblicitaria semplice ma molto efficace, che ha contribuito a rendere i prodotti Scott un punto di riferimento familiare per milioni di italiani.
Le diciture come “mille strappi” o “più conveniente”, e i prezzi accessibili testimoniavano l'intento dell'azienda di coniugare funzionalità e convenienza. Negli anni ’80 e ’90, Scott è diventata una delle marche più riconoscibili nel panorama italiano della carta tissue.
Nel 1995, la Scott Paper Company fu acquisita dalla Kimberly-Clark, multinazionale statunitense anch’essa attiva nel settore dei prodotti igienico-sanitari. Questa acquisizione segnò la progressiva integrazione delle attività italiane della Scott nella rete globale della nuova proprietà.
La Scott S.p.A. in Italia aveva sede a Alanno, in provincia di Pescara, Abruzzo. Lo stabilimento di Alanno era uno dei principali siti produttivi italiani per i prodotti in carta tissue del marchio Scott.
Cotonelle
01.01.180 rotolo "Cotonelle" prodotto dalla Scott S.p.A di Torino su licenza della Scott Paper Company - periodo: fine anni '80 - l'illustrazione ritrae una donna che accarezza il viso con un'espressione di morbidezza e comfort, perfettamente coerente con lo slogan “soffice come cotone”. Questo elemento visivo rafforzava l’identità del prodotto come carta igienica particolarmente delicata e morbida. Negli anni '70 e '80, Scott S.p.A. operava in Italia come una filiale autorizzata della Scott Paper Company. Il marchio Cotonelle venne introdotto per competere nel segmento premium, puntando sulla sensazione di morbidezza. In Italia, divenne rapidamente riconoscibile per la sua comunicazione delicata, femminile e orientata al benessere quotidiano.
Elementi che aiutano a datare il rotolo. Stile grafico: l’illustrazione della donna e il layout con righe diagonali sottili sono tipici del design pubblicitario e del packaging anni '80, quando i prodotti per la cura personale puntavano su immagini rassicuranti e femminili. Slogan “Soffice come cotone”: questa espressione era largamente usata nella pubblicità italiana degli anni ’80 per evidenziare comfort e qualità nei prodotti per l’igiene. Non c'è una data stampata direttamente sul rotolo, ma considerando il design, la denominazione dell’azienda e lo stile del packaging, la produzione è quasi certamente collocabile tra il 1982 e il 1988.
Vecchio spot televisivo della Cotonelle datato 1987, in cui comparivano “batuffoli di cotone” che cadevano delicatamente fino a diventare un rotolo di carta igienica, proprio come lo slogan “soffice come cotone” https://youtu.be/V6nOHj5Ds5A
Scottex
01.01.190 rotolo + confezione iconica nella versione con involucro classico in plastica Scottex - prodotto dalla Scott S.p.A di Torino su licenza della Scott Paper Company - periodo: poco dopo il 1986 (anno di introduzione del numero verde 1678 - successivamente diventato 167 e poi 800 - presente sul retro della confezione) - scritte: "10 piani di morbidezza"
Pubblicità dell'epoca:
https://youtu.be/oRHsHXgLlWM (1980 - venditore + signora)
https://www.youtube.com/watch?v=WZzfWQsptNo (1982)
https://youtu.be/Dw-fQsQcLRg (1983 - ciclisti)
https://www.facebook.com/watch/?v=855005955348210 (1984 – uomo con scala)
https://youtu.be/Yb1OTFp1j3I (1987 - cagnolino)
Il nome Scottex è stato utilizzato in Italia (e anche in Spagna e altri paesi europei) per differenziare il prodotto localmente, pur mantenendo l’associazione con il marchio originale Scott. Il marchio Scottex è stato lanciato in Italia negli anni '60 e ha avuto grande successo, diventando sinonimo di carta igienica per molte generazioni. Era prodotto e distribuito da Scott S.p.A., su licenza della casa madre americana. Il nome Scottex fu scelto probabilmente per assonanza con “Kleenex”, altro brand della Scott Paper. Con l’acquisizione della Scott Paper Company da parte di Kimberly-Clark, anche il marchio Scottex è passato a Kimberly-Clark.
Scott 500, Divisione Comunità
01.01.200 rotolo Scott 500, Divisione Comunità, fabbricato in Italia dalla Scott S.p.A. di Torino, è molto probabilmente databile verso la fine degli anni '80 primi anni '90.
La licenza Scott Paper Company era attiva come entità indipendente fino alla sua acquisizione da parte di Kimberly-Clark nel 1995. Il fatto che qui si citi ancora Scott Paper Company e non Kimberly-Clark indica chiaramente una datazione precedente al 1995. Scott S.p.A. Torino, Via della Rocca 49 – Tel. (011) 88141: il formato del numero telefonico (a 5 cifre) e l'assenza di codici postali moderni nella grafica sono indicativi di una datazione intorno agli anni '80. La grafica monocromatica verde su beige (carta avana), lo stile del logo Scott, e la dicitura "DIVISIONE COMUNITÀ" richiamano lo stile tipico dei prodotti industriali per comunità degli anni ’80.
La Divisione Comunità (indicata sull’etichetta del rotolo Scott 500) era una sezione aziendale specializzata della Scott S.p.A. dedicata alla produzione e distribuzione di prodotti per l'igiene destinati a usi collettivi (ambienti pubblici o ad alta frequentazione), come: scuole, ospedali, aziende, uffici pubblici, stazioni, aeroporti, caserme, stabilimenti industriali, alberghi, campeggi e mense. Rispetto ai prodotti per uso familiare, quelli della Divisione Comunità avevano caratteristiche specifiche: rotoli più grandi (come questo da 64 metri – 504 strappi), carta più resistente o economica, spesso a 1 velo crespato, confezionamento essenziale, spesso con imballaggio kraft o semplice, distribuzione in canali B2B (non nei supermercati, ma tramite fornitori industriali o enti pubblici)
FS Ferrovie dello Stato (blu)
01.01.210 rotolo + confezione marchiata "FS Ferrovie dello Stato" - periodo certamente dopo il 19.2.1987 e prima del 1994 (anche se risulta che questo logo dalla forma "a televisore" sia stato utilizzato solo fino al 1982 per poi adottarne uno "a losanga" fino al 1994)- Fornitore: KISS-CART s.r.l., Ponte a Poppi (AR) -utilizzata nei servizi a bordo treno e nelle stazioni FS: un esempio emblematico della sobrietà e funzionalità dei materiali ferroviari italiani negli anni ’80.
LA CARTA IGIENICA, UNO STRUMENTO CONTRO I FURTI: fino ai primi del 70, quando ancora l’informatica era all’inizio della sua espansione e i cellulari non erano ancora usati in maniera massiccia, una delle attività principali del capostazione era il presenziamento dei treni. Tutti i treni in transito in ogni stazione delle FS dovevano essere presenziati da ambo i lati. Dalla parte del fabbricato viaggiatori il ruolo veniva svolto dal capostazione (con il cappello rosso per farsi riconoscere dal personale del treno) e dall’altro lato dall’addetto alla vigilanza, con cappello, bandiera rossa di giorno, lanterna accesa a luce bianca di notte. Quali erano i principali disservizi che venivano risolti grazie al presenziamento? Ne citiamo alcuni: un carrello frenato con scintille e fiamme, una porta aperta con il rischio che un viaggiatore fosse finito fuori dalla vettura, un copertone su un carro merci svolazzante e per finire che la composizione del treno fosse quella prevista. Nei treni a lungo percorso di notte, spesso oltre ai viaggiatori, erano presenti anche elementi della malavita che si aggiravano tra i vagoni ed entravano in azione quando i viaggiatori riposavano. Il personale del treno, composto dal capotreno e conduttori, poco potevano fare contro questi soggetti, non si dimentichi che non avevano in dotazione cellulari e se avessero azionato il segnale d’allarme, sicuramente se ne sarebbero scappati a piedi, facendo perdere le tracce. Ed ecco entrare in azione uno strumento efficace: la carta igienica. Ritornando alla premessa dell’articolo, il capotreno era a conoscenza che durante il transito nelle stazioni, anche piccole, esisteva il presenziamento. Bisognava avvisare il personale a terra e l’unico mezzo era quello di lanciare un oggetto verso l’agente a terra che richiamasse la sua attenzione ed avvisasse chi di competenza. Ed ecco quindi l’uso del rotolo di carta igienica. Quando il treno transitava dalla stazione, il capotreno si sporgeva dal finestrino (a quei tempi si potevano aprire), attirava l’attenzione del personale a terra agitando la torcia elettrica in suo possesso ed infine lanciava il rotolo di carta igienica dove aveva scritto un messaggio di aiuto. Il rotolo era ben visibile in quanto nel volo si srotolava allungandosi lungo la pensilina. Il capostazione avvisava la prima stazione di fermata che faceva intervenire le forze dell’ordine.
01.01.220 Confezione "gadget" ideato per le fiere di settore - un rotolo di carta igienica all'interno di una lattina in metallo - prodotto dalla “imbalpaper” (inglobata dalla Sofidel nei primi anni 2000). Un oggetto curioso (e forse unico nel suo genere) per il modo insolito di presentare il prodotto. Dopo averlo aperto, il barattolo si poteva utilizzare come porta penne - misure: altezza 115 mm - circonferenza 78 mm - datazione: anni ‘90
FS Ferrovie dello Stato (verde)
01.01.250 rotolo + confezione marchiata "Ferrovie dello Stato S.p.A." (segno del passaggio a società per azioni) - Il logo verde “a doppia F stilizzata” usato dal 1994 al 2003 circa - produttore: VAST ITALIA, con sede a Borgo a Mozzano (LU) – Toscana - carta bianca, riciclata o sbiancata, segno di un’evoluzione rispetto al rotolo marroncino precedente - qualità visiva leggermente migliorata: si tratta di un tipo di carta più “morbida” e meno spartana rispetto a quella del decennio precedente. Nel 1998 le Ferrovie dello Stato erano già diventate S.p.A. (avvenuto nel 1992), quindi gestivano gli acquisti con logiche più aziendali, pur restando pubbliche. Questo rotolo risale al periodo pre-Trenitalia (nata nel 2000), quando FS gestiva ancora sia i treni che le infrastrutture. Il fornitore VAST ITALIA era un’azienda toscana specializzata in forniture per enti pubblici e imprese - periodo: fra il 1998 e il 2000
Storia dei loghi FS: Il 1958 segna la prima di una lunga serie di versioni del logo FS. Si tratta di una versione sperimentale che rappresenta un monogramma in alluminio. Gli anni Sessanta vedono un’evoluzione del logo aziendale che viene collocato sulle locomotive sotto forma di un fregio frontale in alluminio, di colore verde su fondo cassa grigio. Il 1970 vede un’altra trasformazione del logo aziendale per rispondere alle esigenze dell’alta velocità. Il logo si trasforma quindi in un fregio su fondo cassa grigio perla, dalla forma “a televisore”. Negli anni Ottanta il logo delle Ferrovie dello Stato viene nuovamente modificato. Introdotto per la prima volta nel 1982 sulle carrozze tipo X, la forma di questo logo è "a losanga". Alla fine del 1994, in linea con il cambiamento della identità societaria del Gruppo, il logo si trasforma di nuovo. Nel 2000 il logo del 1994 viene ridisegnato nel dettaglio degli spigoli. Nel 2008 viene presentato al pubblico il nuovo logo: la forma originale rimane invariata mentre i colori sono quelli della bandiera italiana. Nel corso di una assemblea tenutasi il 24 maggio 2011, l’azienda ha aggiunto la denominazione "italiane" alla ragione sociale originaria.
Alitalia
01.01.300 rotolo + confezione brandizzato Alitalia - produttore: ERREBI Paper S.r.l., fondata nel 1976 e con sede a Cuneo (Piemonte) - committente: Alitalia S.p.A. Fornitura esclusiva per bagni a bordo degli aerei Alitalia e, verosimilmente, per uso nelle lounge aeroportuali riservate ai passeggeri. Non destinato alla vendita al pubblico - periodo di produzione stimata tra anni 2000 e 2021. Questo rotolo rappresenta una testimonianza materiale del brand Alitalia nel suo periodo di attività, quando curava l’immagine anche nei dettagli minimi come i prodotti igienici. Dopo la chiusura della compagnia nel 2021, oggetti simili (posate, bicchieri, rotoli igienici) sono divenuti oggetti di memorabilia per appassionati di aviazione e collezionisti del marchio (NON PRESENTE in COLLEZIONE)
CURIOSITA'
1) Negli stadi italiani, tra gli anni ’70 e ‘90, il lancio di rotoli di carta igienica era un rituale dei tifosi per accogliere l’ingresso in campo della propria squadra: a Torino, Napoli, Roma, Milano: gli spalti venivano “imbiancati” da decine di rotoli lanciati in campo. Esempio celebre: Curva Sud a Roma, derby capitolino. Il gesto aveva lo scopo di creare una scenografia visiva e sonora, accompagnata da cori e tamburi. Oggi è vietato per motivi di sicurezza, ma in certi video d’epoca è parte della cultura ultras.
2) Diversi artisti italiani hanno citato la carta igienica in modo satirico o surreale: Elio e le Storie Tese nel brano "Il Rock and Roll" (Album: Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu, 1989) hanno scritto un passaggio assurdo e volutamente demenziale dove Elio canta: "E tu pensi di andare in bagno e trovarti sempre la carta igienica quando ti serve? Non è detto." Questo è un riferimento diretto alla carta igienica in chiave ironica e surreale, usato come metafora di quelle cose che credi scontate ma non lo sono affatto.
È perfettamente in linea con lo stile di Elio e le Storie Tese, che da sempre utilizzano il paradosso quotidiano (anche scatologico) per ironizzare sulla realtà.
3) Renzi perde la causa della «carta igienica» contro Travaglio: dovrà pagare 42 mila euro, era satira. L’ex premier aveva querelato il direttore de Il Fatto quotidiano che in tv mostrava sullo sfondo un rotolo di carta igienica con il suo volto. La giudice: un personaggio politico in uno stato democratico deve tollerare immagini satiriche della sua persona. Nel febbraio del 2019, nella libreria alle sue spalle, durante un collegamento tv il direttore de Il Fatto quotidiano aveva posizionato un rotolo di carta igienica con impresso il volto di Matteo Renzi. L’ex premier non la prese bene e decise di denunciare Marco Travaglio. Ne iniziò un lungo braccio di ferro giudiziario. Renzi, nell’atto di citazione, aveva chiesto 500mila euro per i danni «morali, esistenziali, patrimoniali e non patrimoniali» causati dall’esposizione di quel gadget. Ora è però arrivata una sentenza del tribunale di Firenze, che ha stabilito che l’episodio non comportò alcuna diffamazione. Il senatore di Firenze, inoltre, per aver abusato dello strumento processuale, dovrà risarcire il giornalista con 42mila euro, oltre ad altri 30.641 tra spese legali, oneri accessori e Iva. A leggere il documento emerge un passaggio in particolare, che rivendica il diritto di satira: « Un personaggio politico in uno stato democratico deve tollerare immagini satiriche della sua persona e del suo volto, anche impresse su gadget come quello di causa, perché solamente in un regime totalitario è vietato criticare o ridicolizzare un personaggio politico». (foto 1)
4) Tra i protagonisti della 35esima edizione di Striscia la notizia c’è anche l’originale carta igienica con la faccia di Nicola Fratoianni, che Gianpaolo Fabrizio nei panni di Bruno Vespa ha consegnato ai politici italiani, ironizzando sulla richiesta di risarcimento presentata dal leader di Sinistra Italiana allo stesso tg satirico. Tale azione è stata mossa dopo un servizio del 5 dicembre 2022 che, secondo il deputato, avrebbe offeso la sua rispettabilità e il suo onore personale e professionale. Dagospia aveva infatti pubblicato delle fotografie della moglie del sindacalista ivoriano Aboubakar Soumahoro, Liliane Murekatete, che posava senza veli. Per coprire le nudità il sito aveva utilizzato delle stelle rosse, sopra le quali Striscia ha appiccicato le facce dei più noti promoter del deputato con gli stivali. C’era anche quella di Fratoianni, che insieme ad Angelo Bonelli di Alleanza Verdi aveva presentato Soumahoro alle scorse politiche. Come si sa ci sono molti punti oscuri sull’operato del sindacalista, che ha sempre dichiarato di aver aiutato i migranti dei ghetti. Per questo, l’intento satirico era suggerire che le vere vergogne da censurare erano i volti dei suoi promoter e non il corpo della moglie. Nel servizio del 18 aprile, il Vespone si è aggirato per le vie della Capitale, consegnando ai parlamentari l’originale carta igienica con la faccia del leader di Sinistra Italiana e chiedendogli se avessero anche loro intenzione di censurare la satira. Nella puntata dell’11 maggio, invece, il Bruno Vespa di Striscia si è imbattuto nell’On. Fratoianni e, dopo avergli consegnato il rotolo, gli ha chiesto il motivo della sua decisione di censurare Striscia. Fratoianni ha risposto che questo non era il suo intento, ragione per cui accettava la carta da WC e le prese in giro. Quello che però il leader di Sinistra Italiana aveva trovato sconveniente era stato l’uso del corpo delle donne, soprattutto se non autorizzato (foto 2)
UPIM è stato fondato in Italia nel 1928, con la formalizzazione della società il 9 maggio di quell’anno, a seguito di un esperimento iniziale a Milano nell’autunno del 1927.
Il nome “UPIM” deriva da Unico Prezzo Italia Milano. In origine la sigla era “UPI” (Unico Prezzo Italiano) ma per distinguerla da un’omonima agenzia di pubblicità già esistente, venne aggiunta la “M” che indicava “Milano”. Il concetto chiave era quello del “prezzo unico” o comunque di prezzo molto accessibile: l’idea era proporre nei grandi magazzini vari articoli - abbigliamento, casa, accessori – venduti a prezzi molto stabili e semplici. Il primo negozio fu aperto a Verona, in via Pellicciai, il 21 ottobre 1928, con una superficie di circa 250 m² e un assortimento di oggetti vario (abbigliamento, merceria, giocattoli, dolciumi) con prezzi all’epoca compresi fra 1 e 4 lire.
Nei decenni successivi UPIM crebbe rapidamente: già alla fine degli anni ’30 contava numerosi punti vendita in Italia (e anche in colonie italiane, come Asmara e Tripoli) prima della guerra. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la ricostruzione e il boom economico, l’espansione continuò; ad esempio nel 1969 UPIM, insieme al gruppo La Rinascente, venne acquisita da IFI (famiglia Agnelli) tramite l’ingresso nel capitale del gruppo guidato da La Rinascente.
Nel 1997 (assieme a La Rinascente) entrò nel gruppo Auchan/FIAT Estates. Nel gennaio 2010 UPIM viene acquisita dal gruppo Coin S.p.A., che ne assume la proprietà separandola da La Rinascente. Attualmente UPIM fa parte del gruppo retail di OVS S.p.A. (del gruppo Coin) ed è posizionata come retailer “family-value” in Italia.
Per quasi quarant’anni UPIM utilizza un logo corsivo molto caratteristico, inclinato e attraversato da una sottolineatura simile a un fulmine. È la grafica che accompagna l’azienda durante la guerra, la ricostruzione e il boom economico, e che ritroviamo anche in molti prodotti a marchio, come il pacchetto di carta igienica da te posseduto. Nel 1967 arriva una svolta: sotto l’egida de La Rinascente, il designer Tomás Maldonado introduce una nuova identità visiva, con la scritta “upim” in minuscolo e un carattere geometrico essenziale, simbolo del moderno design italiano. Questo logo resterà in uso fino agli anni Novanta, quando lascerà spazio a versioni più compatte e “corporate”, prima in minuscolo bold e poi in maiuscolo.
Dal 2010, dopo l’acquisizione da parte del gruppo Coin, UPIM adotta l’immagine che conosciamo oggi: un minuscolo pulito, morbido, progettato da Studio FM Milano e ispirato proprio alla pulizia formale del logo del 1967. La storia di UPIM è così un percorso quasi secolare, fatto di evoluzioni grafiche e commerciali, ma fedele alla sua vocazione originaria: essere il negozio della quotidianità italiana, concreto, accessibile e familiare.